L’abbandono sportivo nei giovani
Martedì, 16 Maggio 2017

L’abbandono sportivo nei giovani

Quasi tutti noi, chi più chi meno, chi per un periodo breve o prolungato, abbiamo fatto qualche sport nella nostra vita. Ci abbiamo dedicato diverso tempo, magari abbiamo anche sognato di fare carriera e di poter vivere giocando a quel gioco e nella maggior parte dei casi il ricordo associato a quei momenti è tendenzialmente positivo. Soprattutto in età giovanile lo sport è una parte molto importante per l’individuo, dal momento che contribuisce a formare parti consistenti della personalità. Imparare a stare in un team di persone (se lo sport che facciamo è di squadra) è una abilità acquisita non da poco, infatti molti selezionatori delle risorse umane vedono sempre come nota positiva un passato sportivo di un possibile candidato. Dedicarsi con pazienza agli allenamenti, gestire situazioni emotive ad alto impatto (come finali o momenti decisivi per la vittoria), superare infortuni, gestire le critiche degli altri, gestire conflitti con gli allenatori o con i compagni di squadra sono solo alcune delle abilità fondamentali che un giovane può acquisire fin da subito nella sua vita.

Emerge chiaramente quanto lo sport sia quindi essenziale per crescere in modo equilibrato un ragazzo/a, per questo bisogna riflettere sul perché i dati di abbandono sportivo in età molto precoce stanno aumentando sempre di più. 

Una figura fondamentale è sicuramente l’allenatore, che come obiettivo primario deve avere la crescita personale dei suoi atleti prima della vittoria del campionato o della conquista del titolo. Infatti molti atleti abbandonano perché vivono lo sport come troppo stressante perché ricevono troppe pressioni e la componente del divertimento si affievolisce. In questo un ruolo fondamentale lo giocano anche i genitori, che devono mettere in secondo piano i desideri che hanno per il figlio cercando di capire realmente quali siano i sogni e i desideri veri del proprio figlio, lasciandoglieli poi vivere.

Un altro aspetto da considerare è la mole eccessiva di attività che svolgono i giovani d’oggi. Se oltre alla scuola e allo sport devono anche andare a pianoforte, nuoto, oratorio e corso di spagnolo, potrebbero restare sovraccaricati e potrebbero non essere per niente felici, svolgendo tutte queste attività in modo superficiale e tanto per farle. Chiedere al ragazzo cosa vuole fare e cosa preferisce fare è il miglior passo verso un figlio felice.

Altre cause dell’abbandono sono allenamenti troppo frequenti, incomprensioni con allenatori o compagni, costi troppo alti, elevata competitività e da non trascurare anche la stanchezza fisica. Troppe ore di allenamento e carichi di stress elevati richiedono un adeguato supporto per poter erogare prestazioni di qualità. Per questo motivo sempre più squadre hanno nel team un esperto che gli cura l’alimentazione, che fornisce integratori di qualità e che li supporta nei momenti di calo fisico.

Quindi un ottimo modo per evitare l’abbandono è porre attenzione all’atleta su più piani: mentale/motivazionale (ascoltandolo e capendo cosa desidera), tecnico (aiutandolo a migliorare nello sport specifico), emotivo (capendo come vive il rapporto con l’allenatore e la squadra) e fisico (capendo i ritmi del suo corpo, facendolo riposare quando serve e supportandolo con sostanze naturali e benefiche).

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